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Nicola De Luca

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NOTE CRITICHE E ARTICOLI
Esistenze Efìmeras di Giovanni Cardone
Nicola De Luca nelle sue opere cerca la verità, l’ideale che gli permetta di unire gesto e materia per l’artista la forma è indispensabile. Oppure è alla ricerca di un modulo innovativo di ‘sperimentazione e sintesi’ che fa parte di una nuova identità interiore. Tracce di luce guidano la creatività, la conducono verso quel ‘Locus amoenus’ della materia dove le tonalità respirano vibratili e trasfigurate sensazioni. Le suggestioni si dilatano in ricercate atmosfere, divenendo flebili respiri, tensioni verso l’immanenza, nella scintillante immediatezza della ‘pura sperimentazione’. Il gioco di Luci e Ombre si libera dalla forma, sublima verso realtà concrete donando allo spazio nuove e articolate visioni.
Uno spazio di luce e ombra si dirama oltre i limiti conosciuti della forma trasformando ogni esperienza in una catalogazione cosmica dell’animo. Strutturazioni coeve e sequenziali assemblano razionalmente ideogrammi, istanti luminosi, inediti linguaggi, intercalando piani, setti cromatici, frammenti tonali. Da l’opera di De Luca affiorano innumerevoli ‘realtà parallele’ oltre le convenzioni del visibile e dell’agire, generando corrispondenze e analogie tra ‘creazione e genesi’. Sentimenti dell’animo si fanno luce e approdano verso arcani arcipelaghi prospettici attraverso flebili e illusorie sinuosità narrative. Si assiste, ad uno scontro epocale tra ‘linearità del tratto’ e ‘dinamicità fluttuante’ della composizione, ora rotante, ora integrata tra dogmatiche sovrapposizioni materiche. La dimensione ‘plastica’ della materia si dirama nello spazio alternando realtà trascendenti a lampi di luce abbagliante e infinita. L’essenziale incontra l’effimero, alla ricerca ‘dell’inedita forma’, esiziale paradigma di un’ancestrale solitudine, muta testimone di continue sperimentazioni, sinuosità tattili, simmetrie sussultorie. Perfezione ed essenzialità, germinali sequenze, sottesi intrecci, fluttuano liberi in rimembranze segniche e materiche per divenire essenze di transiti e rivelazioni di idee organico primigenie. Segmenti iridescenti si sovrappongono, ordinati nello spazio, rimodellando atmosfere, entità fenomeniche di sapienti sussurri, variabili astrali di cristalline scansioni luminose, meditate modulazioni. Luce e Ombre vibrano sensibilissimi sul substrato generando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali, mitici destini, tensioni sacrali. Dopo l’approdo, ecco l’abbandono, ovvero il desiderio di nuovi orizzonti articolati forme che sono alla base dell’opera che narrano o meglio si incuneano in mirabili frammentazioni ideative, sintomo di smarrimento esistenziale e deciso allontanamento da una realtà ormai aliena. Come lame percettive, simboliche linearità complesse s’insinuano sul substrato trasfigurando le essenziali ‘casualità tonali’ delle composizioni in analitiche volontà rappresentative. Vibratili strutture appaiono come affascinanti tensioni di cristallina innocenza espressiva sospese tra una fenomenologia evocativa e una sintetica esperienza visiva. Oltre il rapporto spazio-tempo De Luca medita sull’irrevocabilità del frammento, sulle tracce armoniche delle forme di una nuova figurazione. Il frammento, lontano dal suo contesto naturalistico, estende la sua presenza tra sovrapposizioni e integrazioni di materia generando un affascinante intreccio ritmico. Per il ‘rivoluzionario’ De Luca il tempo è come ibernato, purificato, trasfigurato da un’inedita linfa vitale. Il ritmo del continuo mutare del tempo genera cangianti armonie delle tonalità ma decreta una nuova visione creando, un modulo tra sperimentazione e innovazione del pensiero. La razionale schematizzazione della forma mira a ricomporre una visione rappresentativa o meglio di rappresentazione pittorica. La realtà tra luce e ombra tra linguaggio disegnativo che diviene ‘pittorico’ dove si rappresentata in toto la forma la materia e il gesto che sono alla assidua ricerca della ancestrale espressione visiva dell’esperienza collocata nell’eterna trasfigurazione percettiva dell’universo. Oltre la concezione convenzionale dell’opera l’artista supera l’aspetto sentimentale ed emotivo della composizione per donare a quest’ultima un aspetto eroico, sospeso in una dimensione sovra sensoriale e infinita. Le tonalità di Nicola De Luca sono sempre omogenee vivono una realtà irrevocabilmente illimitata, generando inedite corrispondenze tra raffigurazione e rappresentazione. L’opera dell’artista genera realtà complesse, scomposte e immediatamente ricomposte tramite variabili modularità. Miti e accadimenti si susseguono ordinati all’interno di un luogo perfettamente delimitato, sensibilissimo e mutabile. La giustapposta sovrapposizione delle tonalità abolisce le tenebre, l’oscurità, la finitezza strutturale. La luce e le ombre ideate da Nicola De Luca tende a superare le angosce del vivere e dell’esistere, assume nell’opera l’abbagliante essenza di un ininterrotto fregio classico continuo. Il ‘rapporto tra materia e forma’ si dilata, evoca profondità in un ambiente volutamente differenziato e avulso da secolari e contemporanee contaminazioni. Ogni frammento è immediatamente ‘materia pittorica’, risonanza, omogeneità d’intenti in un continuo sovrapporsi tra gesto e materia. Tutto è come sospeso, bloccato, cristallizzato da sovrapposizioni che appaiono come irrevocabilmente silenti.
La verità è nascosta, mimetizzata, giustificata da evocazioni allusive alla ricerca di un luogo, un’oasi di pace, un destino. Un’impalpabile sensazione di solitudine aleggia drammatica, avanza minacciosa e inestricabile tra gli animi e i desideri di libertà e di vita. Oltre la tragica gravità dell’esistenza, la forma sublima in un inconsapevole mito di effimera speranza, sottesa in un’instabile atmosfera nell’immensa, irrevocabile caducità della materia. Un complesso irradiarsi nello spazio di strutturati piani costruttivi diviene significativo istante ideativo, autentico paradigma di fondamentale rigenerazione materica. Segmenti iridescenti si sovrappongono ordinati generando affascinanti diaframmi sequenziali sospesi da un’elegiaca melodia, colta e vibrante, diffusa flebilmente nello spazio. Le forme strutturate evocano una trasognante omogeneità di sensi rispettando perfettamente i limiti del perimetro formale. Sintesi, azione, regola e sequenza s’inerpicano oltre le consuete simbologie generando corrispondenze con l’antico, la mitologia, i quattro elementi della creazione. Nicola De Luca è alla ricerca della forma archetipica, ignoto e ineccepibile tassello della struttura universale, mito e unicum dell’essere oltre l’agire, riflesso concreto di un mondo dove luce e ombra è alla base dell’opera. La scelta di Nicola De Luca pone, in parallela antitesi, armonia e dilatazione, staticità e direzionalità d’intenti alla ricerca di altre integrazioni temporali, altre irrevocabili ubiquità. Essere di un luogo e non esserlo, viverlo, per osservarlo in lontananza, evidenzia tensione, sofferenza e inquietudine. Le divergenze e contrasti interiori dell’artista lo vedono repentinamente abbandonarle per un’effimera dissidenza compositiva, riscoprendo un elegiaco e rigenerativo ritorno all’ordine. Suggestioni e intrecci, frammenti di realistiche figurazioni si sovrappongono alla forma materica, disvelatrice d’inedite sperimentazioni che veleggiano nello spazio libere da logiche naturalistiche. La sua visione plastica suffragata da reciproci incontri tra forma e materia evidenzia il drammatico confronto tra individuo e spazio, sperimentazione e sintesi, spiritualità e destino. L’assoluta essenzialità sfiora le intenzionalità del messaggio codificato trasfigurandolo in frame velocissimo e immediato. Una lirica contemplazione dell’universo è sapientemente evidenziata dalle straordinarie trame cromatiche che aleggiano nello spazio come angeliche presenze esperite tra stati emozionali e dilatazioni di ‘luce’. Nella pura estasi contemplativa Nicola De Luca inserisce nelle opere forme semplici, cromaticamente omogenee, provenienti da una personale gamma di tonalità, straripante espressione di un io profondo e occulto. Ombra e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando una costante e continua meditazione sullo spazio, le forme primordiali, le corrette proporzioni. Silenti corpi interagiscono tra loro creando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali. Delicatissime sovrapposizioni tonali assumono l’identità di accumuli di memoria, eclatanti rimandi di sottili essenze organicamente disposte per scansioni, assonanze, razionali emotività. La vitalità sensibile si dilata nello spazio percettivo divenendo terapia poetica parallelamente strutturata ad una corroborante ricerca sperimentativa. Le forme trovano il loro spazio sotteso da rigorosi e costanti equilibri fatti di luce e colore. La sua autonomia artistica lo vede librarsi oltre i confini del visibile e ascendere in una dimensione atemporale dove le velocità dinamiche si acquietano proiettando la luce in un contesto unico. La rigorosa corrispondenza tra forma e materia esalta il sogno aereo delle suggestioni tonali dove il frammento è piegato da un volere astrale, curvato nella dimensione spazio-temporale, strutturato con le medesime assonanze del primigenio elaborato. Le profondità più nascoste dell’animo virano verso impercettibili vibrazioni divenendo unici testimoni di brevi istanti dell’esistenza. Contorsioni strutturali partecipano a una nuova visione dello spazio ricreato da cosmiche deflagrazioni mediatrici di un ritrovato equilibrio. Iperboli sensitive defluiscono in liquide memorie, essenze rivelatrici di suadenti emanazioni dell’anima tese a una assoluta trascendenza. Fluide cromie, di incomparabile finezza, plasmano il silenzio, disegnano nel vuoto un leggero movimento, diffondendo nell’aere uno stato di ebbrezza, un anelito di libertà che diviene incantata melodia animata da una forza invisibile, da una ritmicità concitata, sconvolta da un vento fortissimo, che soffia senza tregua sui destini del creato. Nascoste simbologie di verità sottese si espandono sul substrato intime dissolvenze, presagi compositivi, dissoluzioni percettive che impongono, con il loro divenire, un senso di sconcertante irrevocabilità. Tracce connotative di un distacco sensoriale diventano incontrastate icone di germinali visioni simultanee, flash di intrecci multimediali, sensitivi messaggi subliminali. Vertigini dirompenti trovano la loro forza espressiva nell’energia del gesto, ricostruendo un paradisiaco universo estetico tra interrelazioni di forma e onirici paradigmi tonali. Gesto e poesia si fanno forma vibratile e ricercata figurazione che si diramano attraverso ideali stratificazioni dell’interiorità, carichi di accese tonalità dalle raffinate tridimensionalità tattili. Lontani orizzonti dell’anima, sentieri della memoria, vie inesplorate ai confini di un universo indefinito, aleggiano sopra ipotetici, assolati deserti inseguendo il silenzio, appena velato da una tenue e opaca luce. Forme e colori ricostruiscono lontani accadimenti, fili imperscrutabili di lontane esistenze, ponti virtuali tra memoria e realtà sintetica sottese tra enigmatiche emozioni e indefinite atmosfere. Un’inquieta idealità s’insinua tra le effimere e mutevoli sovrapposizioni sequenziali evocando arcane metamorfosi oltre un onirico limite, dove folgoranti e intense cromie accendono trasognate trascendenze. L’opera di De Luca suscita numerosi interrogativi sulle pulsioni che la materia dona alla forma. Richiamandosi a un gioco di riflessi, ai confini tra surrealtà e sogno, vivono nell’apeiron ideativo dell’anima generato, oltre il frammento di un attimo, da realtà evocate e tangibili memorie. La luce porta il fruitore una dimensione parallela vagando come un viandante verso le origini del cosmo, divenendo icona rivelatrice di un cammino ormai tracciato. La raffinata intimità tonale diviene sensibile sollecitazione di idealità, fugace e fuggevole presenza, immediatamente dissolta da turbinii incontrollati oltre la sfera dell’immaterialità. La sintetica ricerca di assoluto, unita a un’inedita e personale sensibilità, delinea impercettibili tracce che sublimano a un’aurorale, sincretica nuova vita. Frammenti disegnati interrogano passato e presente tramite meditate scomposizioni e cangianti ricomposizioni tonali. Un fluido, pulsante e impetuoso, scorre sotterraneo nei meandri percettivi dell’artista alimentando un luogo incantato, evocato come fenomeno di luce e colore, verità e vita oltre la vita. L’invisibile sentire di una realtà, al di là dalla mimesi, diviene esercizio spirituale, aspetto emozionale della pittura destinato ad esplorare il mondo, alla ricerca del progetto ideale. Declinazioni dell’immaginario animano la profonda sensibilità dell’artista nell’intento di conservare e proteggere dall’oblio, oggetti lontani, essenze del vissuto, lievissime sensazioni. Nelle opere di Nicola De Luca e in particolare in questa ultima produzione possiamo ammirare come la figura si possa evolvere grazie all’unione del gesto che diviene materia ecco che in questo nuovo percorso tracciato dall’artista veleggia un substrato d’inesplorati rimandi, irrefrenabili tensioni verso l’assoluto, vibrazioni cosmiche tra terra e cielo, tracce indissolubili ma tra espressione ed evento, tra destino e avventura, tra poesia interiore e silenzio.
Giovanni Cardone, giugno 2024
Camillo Longone su Eccellenti Pittori
“La società non chiede più all'artista l'espressione della bellezza” scrive Angelo Crespi in “Nostalgia della bellezza”. Dunque De Luca è asociale. Come la bellezza che si mostra nel segreto.
A proposito dell’opera “La Maschera di Seta Nera”.
Per Balthus “il disegno è un lavoro più austero, forse più mistico”. Dunque più filosofico. Per la filosofa Ipazia, dopo i ritratti fasulli, teatrali dell’ottocento, ci voleva un nudo, rigoroso disegno. A proposito dell’opera “La Filosofa”.
Recensione dell'opera "Psyché".
Da delicato disegnatore d’ombre, Nicola De Luca con il lavoro “Psyché” stupisce lo spettatore con lo sdoppiamento dell’immagine evaporata dalla mitologia greca. Lei è lì, accompagnata dalla delicata bellezza del viso, in piena melanconia sdoppiata dallo spietato gemellare chiaroscuro. La memoria di un passato-presente, forse troppo misero, investe la sagoma scura che una delicata farfalla tenta di accarezzare e consolare con il suo lento battito delle ali. I capelli gentilmente pettinati per dimenticare il disordine della notte, vegliano la meticolosità dell’azione del segno anticipatore del doloroso amore umano.
Ghislain Mayaud 2023
La potenza del disegno grafico di Nicola De Luca di Angelo Di Lieto
Rappresentare l’anima su un volto raffinato, elegante ed armonioso, indica che l’artista Nicola De Luca sa infondere nell’arte moderna la più bella interpretazione dell’immagine del mondo classico. Le sue numerose precedenti sperimentazioni lo hanno portato alla sfida dell’immagine, soprattutto femminile, facendo emergere sulla figura tutta la profondità interiore della persona con la sua dolcezza e serenità, oppure esprimendo anche, espressioni di mestizia e malinconia, in quei pensieri intensi ed enigmatici. Ogni viso è avvolto da un’oscurità che rende ancora più profondamente misterioso l’intimo, per cui ogni linea tracciata crea un’armonia ed una meravigliosa figurazione, sulla quale la bellezza, con quel velo contemplativo, si manifesta nel pieno della sacralità e perfezione. Ogni linea è forte e determinata, dove il candore di un viso, nella lenta preparazione del tessuto cartaceo con migliaia di segni, differenziandosi, illumina l’immagine fisica con espressioni malinconiche, seducenti o sfiorite da tempo. Ma un’altra potenzialità delle opere di De Luca è la luce, misurata, equilibrata, che mira a colpire e a rendere più evidente i tratti essenziali dell’espressione, colpendo in prevalenza la profondità degli occhi e del viso, dove l’artista, con maggiore risultato e fedeltà, appone le ombre. La visione del sublime, tra la nobiltà della bellezza e delle passioni, esprime un linguaggio legato alla definitiva creazione artistica, dove l’immagine, non subisce più la trasformazione del tempo, ma una volta immortalata, resta, con i segni tracciati, in un clima di eterna ammirazione. Le opere di De Luca, col chiaroscuro e nella musicalità del linguaggio pittorico, manifestano emozioni e pensieri romantici, ricordi nell’età del tempo, sensibilità culturale, ed in ultimo l’estasi dell’anima vive nell’incantevole silenzio dell’arte, con una visione che offre a tutti gli uomini immagini di elevata bellezza e semplicità. Nella lavorazione dell’opera l’artista De Luca, con la celebrazione dello spirito e con il raggiungimento del fine estetico della materia utilizzata, immortala l’immagine nell’estrema bellezza, dove la verità, attraverso la forma, offre un indimenticabile dono nell’arte.
Angelo Di Lieto 2022
Nicola De Luca con “occhio fotografico” e grazie a una dote innata riesce a riprodurre ciò che l’occhio vede. La sua sensibilità estetica si coniuga con la consapevolezza delle sue possibilità espressive. La piena maturità gli permette di interpretare i personaggi e di adattarli alla sua matita compenetrante. La curiosità nella ricerca artistica è votata alla figura femminile e questa declinazione fisiognomica la promuove in primi piani stretti. I suoi volti sono dominati da reti di pensieri e dallo spazio dell’attesa e si dividono tra corporeità dei sensi e misteri vitali.
Maurizio Vitiello 2022
Nicola De Luca è artista dello sguardo, uno sguardo affabulatorio denso di poesia e arte. I suoi volti non si fanno osservare ma osservano, indicano un orizzonte spaziale che non svela ma lascia immaginare. Sguardi introiettivi e proiettivi che narrano di unicità e molteplicità, di relazioni e solitudini, di sentimenti e di passioni. Sguardi di ieri, dell’oggi e del domani. Basta osservarli con amore per scoprine la seduzione del tempo.
Fernando Miglietta 2021
Nicola De Luca lavora di matita, segue gli insegnamenti di De Chirico, che per raccontare le incisioni per l’Apocalisse di Giovanni scrive: “I punti, aiutati dai tratti, si agganciano l’uno all’altro; i tratti, chiusi dai punti, si sentono al sicuro”. Nicola è certamente uno dei grandi disegnatori italiani capace di cogliere tutti i segreti dell’animo del soggetto che ritrae.
Enzo Le Pere 2021
Penso che sia opportuno partire dal disegno che alla fine del Trecento Cennino Cennini nel suo trattato della pittura definiva “fondamento dell’arte”. A suo modo Nicola De Luca combina tradizione e innovazione nel suo accurato ritratto femminile a grafite su cotone.
Giorgio Di Genova 2016
Nicola De Luca muove nuove matite per trafiggere di prossima felicità la bianca carta immersa nel minuzioso nero del notturno silenzio.
Ghislain Mayaud 2014
Sapienza tecnica e indagine psicologica sono due elementi fondamentali per nicola de luca. Quello che ci cattura è il magnetismo che i soggetti emanano. Le sue donne ci sussurrano qualcosa, anche se sembrano non istaurare con lo spettatore nessuna contatto. E’ la sensibilità nel trattare le declinazioni dei toni del grigio a rendere verità all’immagine, che tuttavia si astrae da connotazioni materiali.
Miriam Giustizieri 2013
Lo svolgimento tecnico e fantastico di un'opera d'arte inizia sempre dal disegno, che è la matrice preziosa della ricerca creativa e la premessa di una realtà che da essa si srotola per incidere nella validità dell'immaginazione e del conclusivo significato dell'espressione. Nicola De Luca ha fatto del disegno e dell'impiego dell'immagine il suo sistema artistico di vita. Egli inizia con l'esame dello spazio, trova i contenuti, le entità e misure poetiche, ambienta i propri termini di artisticità e di relazione con il deserto del bianco. La lettura delle opere di questo artista è molto semplice, come semplice è il lavoro geniale che richiama alla storia psicologica dell'artista stesso, ad un interiore fantasticare, alla sua tecnica dei profili e di espressioni mai gestualizzate dalla violenza effusiva del colore, ma appuntate nella sottigliezza del segno palpitante, con una sua autonoma visività che farebbe invidia ai pittori realisti già affermati, dal Velasquez all'Annigoni. Nei disegni di De Luca tutto avviene in un incontro meditato e molteplice tra ispirazione e tecnica e sottolineature accentuative di espressione dosata e intensa, forma plasmata in organismo e intuizione, evidenza di sviluppo lessicale diretto e indiretto, acquisizione privilegiata di realtà (si che dipinga un volto che un paio di scarpe) quanto mai concreta, rigorosa se pur bizzarra e ricca di giochi plastici. Nei chiaroscuri questo poeta della pittura è alla ricerca di sottili luminescenze, di delicate oasi disegnative, dove emerge la sua sensibilità, che basa la sua qualità nel mestiere imparato dopo lunga pazienza e abilità tecnica, educata al gusto dell'immagine, al pudore del disegno che lascia alla memoria i suoi distinti intrecci e le superbe scansioni di ritmi segnici, i movimenti del lapis e della penna e le elaborazioni raffinate delle espressioni. Dal disegno di questo artista puro nasce il principio del conflitto estetico e la frequentazione pittorica, infine tutti i romanticismi e le ricerche, il commento ed ogni verità umana e del gusto, dove De Luca raggiunge una compiutezza d'immagine e un'ideazione lirica e tattile del proprio problema espressivo e grafico, da certosino del disegno e del chiaroscuro, impegnato da crismi emozionali della creatività, della contemplazione umile e limpida del segno e della sua effusiva e miniata linearità. Con l'arte di De Luca si sta tornando il “mestiere” dei tempi antichi, non perché sia solo geniale, ma perché con il suo metodo di lavoro riallaccia finalmente i contatti tra arte e pubblico (contatti che si erano perduti con le varie astrazioni) perché affronta con umiltà e competenza qualunque domanda gli venga rivolta dalla società in cui vive, perché conosce il suo mestiere, le tecniche e i mezzi più adatti a risolvere ogni problema pittorico. Operatori estetici come questo artista traducono la realtà e le risorse segrete, quello del profondo umano all'orlo di quel processo di evoluzione e di variazione del mito inesauribile che è il segno-disegno, con i suoi rischi e la innumerevole disponibilità in ogni epoca, le sue tensioni e la psicologia che il disegno stesso crea. Il disegno, quindi, quello frequentato da De Luca è un'opera d'arte in se stessa, storia evocativa e relazione filologica della realtà dell'abilità di molti maestri prima e dopo Giotto. Le opere di De Luca, fedeli alla tradizione figurativa e alla ritrattistica ricca di particolari, dallo stile morbido e fedele alla verità, tanto che difficilmente una fotografia potrebbe rendere giustizia ai soggetti delle sue immagini introspettiche si da far individuare il carattere e l'anima del soggetto stesso. Questo artista, per le atmosfere e le suggestioni che crea nelle sue opere si potrebbe definire un pittore romantico-espressionista, anche per essersi allontanato dalle discipline intellettualoidi  delle cosiddette avanguardie per dar spazio all'espressione dei sentimenti individuali.
Eraldo Di Vita 2010
Cosa di più semplice di una matita ed un foglio di carta? Nulla. Un'accoppiata che tutti conosciamo bene e che utilizziamo, anche se con fini e risultati diversi, fin dalla più tenera età. Sappiamo perfettamente che la matita, quando passa, lascia un segno sulla carta. Nessun segreto, tutto prevedibile e conosciuto. Però a volte succede di vedere un foglio di carta interamente coperto di segni che ci colpisce: mani di chi sa guidare la matita ed indirizzare i segni hanno prodotto un'opera. Tra coloro capaci di tanto sicuramente c'è Nicola De Luca. Dai suoi intensi chiaroscuri emergono, al tempo stesso potenti e delicate, figure dagli sguardi che pongono misteriosi interrogativi. Una sola parola può definirlo: bravissimo. Le sue sono opere che entrano dagli occhi ed arrivano nel profondo suscitando sentimento  e non si dimenticano.
Bruno Tavani 2010
Nicola De Luca sceglie il riferimento tecnico e l'esecuzione in cui il forte senso visivo si affida a chiaroscurate tessiture e filigrane di monocromi graffiti che custodiscono nel gioco delle apparenze il divario netto tra ciò che è esteriorità e ciò che è intimistico pensiero …..
Giuseppe Livoti 2010
La grande voce di Dilu Miller al caffè letterario allestito con le opere di De Luca
Ancora grande musica e arte al Caffè Letterario di Catanzaro ... La serata offerta dal Caffè Letterario di Catanzaro ha ben presentato il concerto in un ambiente raffinatamente allestito da una mostra di quadri molto accattivanti, impossibile da non notare anche durante il concerto della Miller: si tratta di “Emozioni in punta di matita” dell’artista Nicola De Luca, uno dei più brillanti artisti emergenti del catanzarese, sono opere in bianco e nero entro le infinite sfumature di grigio che forgiano intriganti figure femminili catturate nell’essenza più eterea della donna, mito, dea o semplice ragazza dei nostri tempi, entro una tecnica impeccabile ma mai frigida, riscaldata da uno scavo psicologico dei soggetti raffigurati con grande introspezione. Quindi bisogna rilevare con piacere che il Caffè Letterario anche in questa occasione ha saputo cogliere l’interazione vincente tra l’arte figurativa e la musica jazz raccogliendo così un grande afflusso di pubblico eterogeneo e colto confermando l’interesse, la curiosità e il bisogno che la città di Catanzaro nutre nei confronti dell’esperienza artistica.
Calabria Ora 2010
Espressioni femminee catturate dalla matita di un artista calabrese di vero talento. “Emozioni in punta di matita”. E' il titolo scelto per la mostra di Nicola De Luca, inaugurata ieri, presso la Galleria d'arte moderna e contemporanea “Zeusi”, in via Cristoforo Colombo, a Catanzaro Lido. Un titolo eloquente. Quanto la sua arte. Che parla. Che emoziona attraverso i volti femminili, che l'artista, architetto di Torre di Ruggero, con alle spalle già un ampio vissuto artistico e giunto alla sua cinquantesima mostra, ama imprigionare nei suoi disegni. Sono donne, quelle di De Luca, che affiorano dalla penombra offrendosi alla luce. Scolpite a colpi di matita. Donne nivee. Alcune trasognanti. E malinconiche il più delle volte. Scovate nelle loro innumerevoli espressioni per raccontare e trasmettere il loro io più profondo. E' sorprendente l'arte e la tecnica figurativa di De Luca. Marisa Scicchitano, pittrice e scultrice, onorata di ospitare nella sua galleria la personale di De Luca, ha introdotto l'artista, all'apertura della mostra, riflettendo sulle “ immagini realizzate con dinamismo e giochi di luce magicamente a matita”. Armato di un semplice strumento, come la matita, De Luca, profondo conoscitore di tecniche sofisticate, prediligendo la rappresentazione di una donna reale, quotidiana, terrena, riesce a cogliere la profondità dello sguardo femminile riportandolo su cartoncino, attraverso milioni di linee trasversali, che danno la giusta intensità al ritratto. Sguardi di donna che si incrociano con l'occhio dell'osservatore come in una fotografia di vita in bianco e nero. <<La sua arte – ha detto di De Luca la Scicchitano - offre un modo particolare di guardare la donna, apportando un gusto artistico di alta qualità, per mezzo di elementi come il taglio fotografico e la matita, interpretata non solo per fare arte, ma come soggetto espressivo che diventa protagonista di elaborazioni realizzate veicolando nuove emozioni>>. De Luca, in poche parole, tende a cogliere le sfaccettature del complesso, quanto oscuro e a volte incomprensibile, universo femminile. Un intento perseguito alla perfezione. Sono veri stati d'animi di donna, quelli rappresentati ad arte da De Luca che, da uomo, si proietta verso il mondo femminile. Che legge gli occhi delle fanciulle “incontrate”, percepisce le loro emozioni e le interpreta eternandole con la matita. Una matita, a dir poco magica, se si pensa a quanto bellezza e perfezione sprigionano le opere di De Luca. Opere, reduci da altre esposizioni e vincitrici di premi, delle quale si potrà godere nella Galleria “Zeusi”, dove rimarranno esposte dal 23 al 30 aprile, dalle ore 18 alle ore 20.30. Un viaggio davvero imperdibile tra le pieghe di un sentire profondo tutto femminile. Nei meandri di un mondo palpabile grazie all'abilità artistica e alla sensibilità di Nicola De Luca.
Il Quotidiano della Calabria 2010
I poeti come Nicola De Luca svegliano in noi dei mondi che improvvisamente ci ricordiamo di possedere come nostre origini, ma che in realtà sono dei futuri anteriori creati dall'attualità come anteriori, come origini. La figura femminile: composta e formale nei disegni accademici; vigorosa e rodiniana o delicatamente sensuale nelle opere della ricerca; talvolta lapidaria e raccolta in un equilibrio di linee e di colore dove fa emergere una malinconia soffocante come impietoso raggio di sole cocente evapora dalla terra riarsa l'ultima stilla di vita. Si intravede in Nicola una pittura fisica e spirituale perennemente mossa da uno spirito, da un’anima, che qui “prende vita”. La malinconia si espande, fagocita i pensieri, ne fa sopravvivere uno, uno soltanto, che diventa pensiero predominante e morsa inconfessata. La pittura diviene cosi’ “Il ritratto interiore”, in una versione completamente nuova, alla ricerca della persona contrapposta al personaggio. Sarebbe molto più facile se la natura ci concedesse di dimenticare, di vivere tante vite ricominciando sempre. Invece ogni esperienza diventa parte integrante della nostra vita e ci compone. Siamo fatti di passato e tendiamo al futuro. Eppure esiste solo il presente che ci sfugge. Sono questi “ricordi” i veri soggetti dei quadri. Ciò che nell'opera di Nicola sembra avere un tono e’ il gusto di raccontare con l'attenzione di un consumato cronista la dignitosa umanità delle sue figure e dei suoi oggetti quotidiani, umanità che nelle figure sa interpretare con poetica sensibilità in un vasto repertorio di temi. Il linguaggio pittorico maturandosi sulla non sopita matrice di revisionismo del “realismo”, si accalora e s'impenna cromaticamente per illustrare gli aspetti di una cultura schietta e istintiva e per tradurli con timbri fortemente emotivi. Sono figure ed oggetti che riesce a fermare - soprattutto nei disegni a matita, utilizzata per “incidere” la carta bianca, - gesti, espressioni nell’atmosfera calda che aleggia dove si sente il respiro, in una pienezza di vita. Opere fresche e liriche vibranti e cariche di luce i ritratti di donne nascoste e ben custodite nella sua anima che scopre, solo in parte per renderle visibili agli altri, conservando per sé il ricordo, forse di amori passati o ancora presenti misurati nella luce del meriggio. L’elemento di maggior interesse in questo senso viene dalle considerazioni a proposito del rapporto tra soggetto e linguaggio, tra i diversi aspetti dell’alfabeto, della grammatica e della sintassi visive che ogni artista elabora per esprimere la propria narrazione del mondo. "Ho sempre considerato il disegno come l'artiglieria e la scultura come la fanteria. Il disegno prepara alla concretezza delle idee". Così scriveva Giuseppe Mazzullo in occasione di una sua mostra. Per Nicola scultore di anime sognanti e di segreti impenetrabili, il disegno e la matita rappresentano il mezzo per scavare nell’”io” Sincresi e Eidon di un mondo di immagini: è un deposito della memoria, un engramma, derivato dalla condensazione di innumerevoli esperienze subconscie dell’artista. L’orizzonte poetico di Nicola, inoltre, appare sull’orlo di due voragini, quella del dedalo esterno (o mondo), quella del dedalo interno (o io). Esiste una soglia invisibile, ma dura, tra noi e l’opera, oltre cui regna il silenzio. L’opera per come si manifesta ai nostri sensi è un’entità che non può mai del tutto rientrare nell’ordine del dicibile: presenta uno sfondo di radicale estraneità da tutto ciò che la conoscenza razionale, e quindi il linguaggio, accoglie nel proprio regno. E’ un limite netto contro cui l’interpretazione si infrange. Freud, che portò l’ermeneutica della mente ben al di là di ogni immaginabile confine, a proposito dei sogni tuttavia diceva: calmiamo le nostre ansie di conquista, non tutto dell’inconscio può ridursi a ragione, in ogni sogno c’è una zona opaca, un ombelico oscuro, su cui ogni disvelamento scivola e non ha appigli. Il senso ultimo dell’opera è pertanto custodito nel suo insondabile enigma. Nicola non ritrae volti ma il cuore delle sue modelle ed e’ proprio nel cuore che avviene il punto di scambio dinamico tra l'aria e il sangue.
Francesco Suraci  2009
Nicola De Luca ha dato al pianeta Donna una lettura raffinata eppure intensa, dettagliata nella particolare identità, eppure intima e segreta fino all'alterità e all'astrazione.
Luigi Tallarico 2009
Parlare di veri artisti è sempre impresa ardua sia perché non si sa da dove cominciare sia perché le parole a volte non riescono ad evidenziare a pieno tutte le doti possedute da personalità complesse e poliedriche come quella di Nicola De Luca. A conferirgli il giusto riconoscimento concorrono le opere, il giudizio della critica, i numerosi inviti di partecipazione alle mostre collettive di pittura, i premi meritati nel corso degli anni. E di premi Nicola De Luca ne ha collezionati tanti . Tutti meritati. Da ultimo il primo premio assegnatogli per la sezione pittura in data 19 febbraio u.s. in occasione della Biennale d'Arte di Lamezia Terme: cinquanta artisti partecipanti al concorso, sessantasette opere pittoriche in gara , oltre tremila visitatori. Abbiamo avuto il piacere di osservare le opere degli espositori. Ci siamo soffermati a lungo davanti a due opere presentate da De Luca: “Cassandra” e “La collana di perle” (opera primo premio). In entrambe è rappresentata la donna quale simbolo raffinato di bellezza, di purezza, di emancipazione. L'osservazione attenta, profonda, riflessiva, analitica dell'aspetto fisico guida la mano dell'artista a esaminare i lineamenti e le espressioni dei volti fino alla deduzione dei caratteri psicologici e morali tendenti a suscitare nell'animo del visitatore sentimenti di serenità, l'ammirazione, d'amore. La conoscenza fisiognomica e la padronanza del linguaggio estetico e pittorico lo rendono sicuro nella rappresentazione dei particolari che ne esaltano la grazia e la bellezza delle figure femminili tanto da pervenire alla sublimazione della loro raffinata purezza. I suoi volti sono connotati da una forza espressiva dinamica, magnetica, avvincente. De Luca si dedica instancabilmente all'attività artistica alternandola a quella quotidiana che lo vede impegnato nell'esercizio della professione di architetto.
La Trasversale delle Serre marzo-aprile 2009
Un nuovo ed importante riconoscimento per il torrese Nicola De Luca e la sua arte popolata e la sua arte popolata di figure femminili che affiorano dalla penombra e si offrono alla luce, nell'intensità dei loro sguardi, candide, sognanti pensose, sorprese come colte in un attimo di silenzio che percorre e racconta l'interiorità del loro animo, come “scolpite” a colpi di matita. Un'arte scandita dalla passione, dalla capacità di catturare, fissare e riprodurre sentimenti e  passaggi interiori dell'animo, in una stupefacente pacatezza che eternizza il silenzio e ne offre il suo tesoro, ora approdata anche al museo della permanente di Milano, con l'opera “Cassandra”, grazie al concorso indetto dalla Rivista “Arte” della Mondadori, al quale Nicola De Luca ha partecipato, collocandosi tra i quaranta artisti selezionati per la kermesse. Un'eccellente vetrina ed una prestigiosa tappa raggiunta per l'artista torrese, che esprime grande soddisfazione per questo risultato che già nel 2004 aveva partecipato alla competizione con un'altra opera giungendo però nella selezione intermedia dei centoventi. Ed ora nel 2009 questo interessante piazzamento che gli consente di esporre una sua creazione all'interno della kermesse dedicata alla pittura, alla scultura, alla fotografia e alla grafica, che dal 23 ottobre si protrarrà fino all'1 novembre presso la Permanente di Milano. Nel curriculum artistico di De Luca: la partecipazione, ha inizio nel 2008, alla “VII Biennale internazionale d'arte di Roma”, nella sala del Bramante, dopo essersi classificato primo, a fine 2007, al Premio “Città di Catanzaro”; primo premio per la sezione pittura, nel 2009, anche nell'ambito della seconda biennale d'arte “Città di Lamezia Terme”, presso il Complesso Monumentale di San Domenico; continuando con riferimento alla nostra regione, nel corso di questo anno la personale presso l'Accademia  di Belle Arti “Fidia” di Crotone; la presenza alla “VIII Biennale d'arte Contemporanea di Monterosso” Calabro (VV)  nell'estate 2008 e nell'estate 2007 anche alla “IV Biennale d'Arte Contemporanea Magna Grecia” di San Demetrio Corone (CS). Diverse anche le mostre e i riconoscimenti fuori regione. Ma la possibilità di apprezzare l'arte di Nicola De Luca va oltre anche le occasioni e le manifestazioni espositive. Due opere di De Luca, saranno sulle copertine di due volumi di prossima uscita: “Greta e la Nuvola”, Lazzaretti Editore che con Nenè Bad Girl vede diversi bloggers uniti per un progetto di solidarietà e “Il Cane che Aspettava le Stelle” di Nando Balzarro, Soveria Multimedia.
Il Qotidiano della Calabria 2009
La qualità principale dei disegni di Nicola De Luca, artista calabrese, è la precisione incondizionata della realtà, eccezionalmente riprodotta nella dimensione estetica in tutti i particolari. Nei disegni si vede subito la sua bravura, è dotato di indubbio talento, ci presenta un disegno accurato nel chiaro scuro e nella profondità e plasticità dei soggetti ritratti. Nicola De Luca da un volto, un'impronta, riesce a manifestarci gli intimi rivolgimenti della sua personalità, facendo riemergere come termine di confronto, il mondo ideale dell'essere. Le presenze di donne ritratte in primo piano composte e malinconiche, sono motivi ricorrenti nelle opere di questo artista, elementi in cui si riflettono i sentimenti interiori; egli media sulle cose e sugli eventi del tempo in cui vive e li sintetizza nelle forme a lui congeniali. Uno stile raffinato, una sicurezza nel tratto, sono i riferimenti essenziali della sua espressione artistica, che spazia nel mondo delle vibrazioni dell'animo e porge l'attenzione ai più puri valori, introducendoci così negli spazi infiniti della poesia.
Raffaele De Salvatore 2008
Da tempo seguo l’attività artistica di Nicola De Luca. Fin dall’inizio mi ha vivamente interessato per non dire affascinato il realismo severo, asciutto delle sue opere grafiche e pittoriche, condotte sempre con  acuta sensibilità e lucida coscienza formale. Le sue proiezioni a matita, caratterizzate da una forte impronta personale, colme di esistenza, di essere, di un elaborato mondo di sguardi, vanno osservate  da vicino, perlustrando lentamente il segno che scorre sul foglio. Il tratto è riflessivo, le linee si inseguono  componendo e completando sotto i nostri occhi figure  plastiche, compatte, perfettamente chiaroscurate, avvolte cioè da zone d'ombra che sembrano amalgamarle, sostenerle, aiutandole a  balzare fuori dalla superficie, per acquisire una rilevanza statuaria. Incentrate  sulla tematica della corporeità, in particolare quella femminile, le opere rivelano l’interesse  che De Luca ha sempre riservato al disegno sia come  fase indispensabile del suo procedere artistico, sia come  medium necessario ed ineludibile di indagine sul reale. Il gusto dell’esattezza, la creazione di effetti luministici, ottenuti  grazie a un rigoroso utilizzo della matita, i tratti essenziali dei volti esaltati da una forte espressività, sono elementi adoperati dell’artista  per provocare un cortocircuito tra reale ed irreale. Sono  opere che regalano allo spettatore il piacere di perdersi in immagini di grande forza espressiva e compositiva, poiché l'artista segue quella che la critica definisce linea dell’espressione degli intendimenti pittorici, in cui non conta la visione  o l'immaginazione, ma la complessità dell'animo umano. Come silenziose cattedrali umane, avvolte dal mistero senza tempo dell’universo femminile, le sue figure, immortalate  a mezzo busto,  emergono da fondi scuri, colte in momenti di pensosa intimità. Immagini, in antitesi con gli stereotipi di bellezza imposti dai media, che rappresentano  la chiara espressione di un artista profondamente orientato a  scomporre  le infinite sfaccettature della psiche femminile, ad indagarne i silenzi, gli sguardi, le pieghe dei volti, ad addentrarsi nei meandri dell’essenza, dove i pensieri e le  emozioni si esprimono senza intermediazioni.
Francesca Londino 2007
Motivazioni per il premio al merito e medaglia d'argento conferiti dalla critica in occasione della IV Biennale internazionale d'arte contemporanea "Magna Grecia" : L'opera di Nicola De Luca accomuna la mente a una camera oscura in cui quasi gradatamente viene alla luce un negativo fotografico concentrato in uno spazio, fisico e mentale. L'immagine perciò è bloccata, irrigidita nell'istantanea che la fissa e ne coglie un aspetto, per così dire in divenire, che muterà non appena la luce o il processo aurorale le cambierà i connotati. Ma adesso è fissata nell'hic et nunc e non c'è nulla da aggiungere, tranne che la bellezza di un crudo realismo che buca e spiega il puro impatto di un'immagine che trapassa persino la retina di chi la guarda.
San Demetrio Corone Giuria Biennale 2007
Volti femminili per scavare nell'interiorità umana: questo il soggetto scelto da Nicola De Luca, artista ed architetto calabrese, che vive ed opera a Torre Ruggero,  per una serie di disegni, dai toni intimisti, che saranno protagonisti di una sua mostra, promossa dall'Associazione Culturale Olivadese , dall'11 al 13 maggio 2007, presso la Chiesa  dell'Addolorata di Olivadi, oggi sconsacrata e adibita ad usi culturali. "Istantanee dell'Anima", questo il titolo dell’esposizione, permetterà al visitatore un viaggio virtuale nell’universo femminile, laddove si nasconde il senso profondo dell’essere. In De Luca le notevoli capacità tecniche, il tratto morbido e deciso ed il gesto pazientemente calibrato ma vitale  vanno a coincidere con un’inestimabile sensibilità che sfocia in dolcezza graffiante dando a quei  disegni,  che da anni infaticabilmente produce, una forza espressiva che raggiunge quella della stessa pittura. La matita su carta, o meglio su cartoncino di cotone, è il mezzo espressivo che De Luca  predilige. Concepiti con una minuziosa attenzione  per il dettaglio, i suoi disegni, quasi sempre  in bianco e nero, raffigurano  volti di donna  contemplativi, riflessivi che, rimandando a significati altri, ci conducono  ad un livello tutt’altro che fisico. All’artista interessa indagare le recondite pulsioni del loro io, la loro interiorità più nascosta, i loro  pensieri più sfuggenti. Quelle di De Luca sono  figure femminili  terrene e materne ma allo stesso tempo evanescenti ed irraggiungibili, severe e austere come  Korai greche ma  familiari e rassicuranti come donne comuni. Sono creature  che non raccontano storie ma che invitano lo spettatore  ad immaginare i loro pensieri, attraverso sguardi che evocano  tutte le sfumature del vivere. De Luca le rappresenta avvolte nel silenzio, in attesa e rigorosamente racchiuse in una contemporaneità eterna e permanente che ne svela sorprendenti percezioni di verità nascoste. Il connubio tra  classicità e contemporaneità sottolinea il necessario confronto con la fotografia, abbastanza evidente nel particolare "taglio" delle figure che l'artista ci propone. Nelle immagini di De Luca, caratterizzate da un disegno lento e scrupoloso, che  indaga le infinite sfumature del grigio, si è coinvolti da una sorta di gioco lineare puro che esalta l'arcana ed impenetrabile componente della grazia femminile. Le sue scene vibrano di un fitto e minuto tratteggio che  non rinuncia a fare convogliare  la luce sulla superficie dei volti femminili, mettendone meglio in risalto  l'espressività. Disegni luminosi in cui De Luca va oltre il dato puramente conoscitivo, grazie ad una ricerca che, nella sua apollinea purezza, riflette l'armonia e l'immutabilità dell'essere.
Francesca  Londino 2007
Dei suoi lavori mi ha colpito subito la purezza. I suoi disegni sono “incontaminati”. L'unico elemento che li contraddistingue è nello sguardo, negli occhi, nel corpo. E' l'anima ad uscire fuori e una volta che la si è rappresentata l'opera è completa; non serve altro per  delineare il personaggio. Quello che fa grande Nicola De Luca è la sua capacità di prendere  l'anima ai suoi volti di donna e dare lo spazio, che meritano nel quadro, un approccio così perfetto che non rende necessario altro che il soggetto. Elogio alla sua arte, poesia del quotidiano. Attimi di felice spontaneità. De Luca ha la capacità di trasmettere un fascino particolare alle sue immagini e di investire di un'atmosfera particolare catturando “quel particolare” che le rende speciali, candide, sospese, “creature appena nate”. De Luca ritrae il reale di ogni tempo e si ferma (nei suoi tocchi) a considerare soprattutto quanto può essere più facilmente comprensibile  e comunicabile del comune vivere. Per questo i suoi quadri sono sempre uno squarcio aperto nella coscienza, sono un dialogo con la vita nei suoi significati, nei suoi sentimenti. Sono “intensità” di sentimento -pensiero- “circostanza” che impone il dialogo con gli altri e lo fa crescere.
Bruna Filippone 2007
Con il titolo "Istantanee dell'Anima" l’artista ed architetto calabrese Nicola De Luca presenta  una selezione di opere rappresentative del percorso creativo che l'ha portato a perfezionare un personale linguaggio artistico, che si traduce in suggestivi disegni, rigorosamente in bianco e nero ed esclusivamente eseguiti a matita. La mostra,   promossa dall’Associazione Culturale Olivadese  e curata dalla critica d’arte  Francesca Londino, è stata inaugurata  venerdì 11 alle ore 17,00,  nella cornice dell' ex Chiesa  dell'Addolorata  di Olivadi, dove  rimarrà visibile sino al 20 maggio 2007. In De Luca le notevoli capacità tecniche, il tratto morbido e deciso ed il gesto pazientemente calibrato ma vitale vanno a coincidere con un’inestimabile sensibilità che sfocia in dolcezza graffiante dando a quei  disegni,  che da anni infaticabilmente produce, una forza espressiva che raggiunge quella della stessa pittura. Concepiti con una minuziosa attenzione  per il dettaglio, i disegni, ricchi di equilibrio formale, raffigurano  figure  femminili ed immagini di oggetti che rimandano a altri significati,  conducendoci ad un livello tutt’altro che fisico. Il suo è un diario di appunti figurativi, la cui alchimia segnica  esalta i ritmi lenti, la suggestione dei silenzi, l'equilibrio tra pieni e vuoti, le grandi assenze. Le sue sono immagini terrene e concrete ma allo stesso tempo evanescenti ed irraggiungibili, restituite al mistero di una sospensione spazio-temporale che evoca  tutte le sfumature del vivere. Visioni  accattivanti, avvolte nel silenzio, in attesa, rigorosamente racchiuse in una contemporaneità eterna e permanente che ne svela sorprendenti percezioni di verità nascoste. Il suo è un volo notturno che si inoltra nei labirinti dell’essere. Il connubio tra  classicità e contemporaneità sottolinea il necessario confronto con la fotografia, abbastanza evidente nel particolare taglio dell'inquadratura che si sofferma oltre la superficiale piacevolezza estetica. Le immagini, caratterizzate da un disegno lento e scrupoloso che  indaga le infinite sfumature del grigio, ci coinvolgono in una sorta di gioco lineare, puro che esalta l'arcana ed impenetrabile componente del mondo femminile. Attraverso gesti attenti, quasi certosini che sembrano seguire le regole di un rito  arcaico, De Luca ci restituisce  tracce del tempo sulle cose e sull'anima. Facendosi tramite tra lo spettatore e ciò  che è ri-tratto, tratto dal mondo reale  e poi trattato in un secondo momento, l'artista  interviene sull'immagine per consentire una nuova traccia. Le figure femminili, le cose,  vibranti in un fitto e minuto tratteggio, vengono  analizzate, scrutate  per ridare visibilità a ciò che abbiamo dimenticato di guardare. Una ricerca che, nella sua apollinea purezza, riflette l'armonia e l'immutabilità dell'essere.
Francesca Londino 2007
Si è svolta nel pomeriggio di venerdì scorso, presso la chiesetta dell'Addolorata di Olivadi, l'inaugurazione della mostra del pittore Nicola De Luca dal titolo “istantanee dell'anima”, ... Nato cinquantaquattro anni fa a Torre di Ruggiero, De Luca è un architetto che non ha mai abbandonato la sua passione artistica, affiorata da giovanissimo e robustamente coltivata, anche in virtù di un talento davvero puro, sotto la sapiente guida dell'indimenticato maestro Leo Pellicanò. Dopo un variegato percorso di ricerca, egli è approdato ad una vocazione fortemente evocativa , fatta di indumenti, di oggetti desueti e, soprattutto, di volti femminili. Visi dagli sguardi penetranti che traggono dal bianco e nero della matita con cui sono prodotti un'espressività in grado di catturare lo sguardo, suscitare emozioni, fare emergere l'anima che li abita, lasciando perfino trasparire i colori, la cui essenza diviene soltanto ipotetica. Le donne di De Luca esprimono una struggente malinconia dell'anima, venedo colti in momenti di assoluta delicatezza, in pose inconsuete che, attraverso ala perfezione del chiaroscuro, fungono da schermi interiori, lasciando il loro ermetico eppure irresistibile messaggio d'amore o forse di passione, di ilarità o di sorpresa, in ogni caso di irresistibile complicità. Sono figure che rimandano ad altre della storia artistica d'ogni tempo (le eroine classiche, le tormentate protagoniste di Virginia Woolf, ma anche le donne dolenti ed inquiete di Alvaro). Viene da chiedersi cosa attendono queste donne, qual è stato il dolore o l'incontro che li ha fatti smarrire nei mendri dell'esistenza. Da cui, però, riemergono, a metà tra innocenza e desiderio di esserci, di raccontare parte della loro storia. Ed ecco allora il tratto di De Luca che meticoloso, fotogrfico, ce le presenta nella loro fisicità più ammaliante, dove gli occhi, le labbra, i seni, la morbida pelle, assumono un carattere di intenso erotismo. Ecco i capelli che testimoniano una vitalità in apparenza contrastante, eppure perfetta nel suo amalgama con l'intensità dei sentimenti che le figure custodiscono. Quasi testimoni di un tempo etereo, che si compone di istanti irripetibili ed irrimediabilmente perduti, le donne di De Luca ci guidano negli anfratti  più nascosti della nostra sensulità, rivelando al contempo, con grazia e potenza, le nostre dolorose e tuttavia irrinunciabili fragilità. Altro polo di raffigurazione sono gli oggetti, per lo più di uso quotidiano – ha bene rappresentato in sede di presentazione Serena De Prezzo – appaiono quasi animati, tracciando ideali movimenti e riconducendo la loro presenza nei quadri a precisi rimandi così che da consueti si fanno puramente simbolici, evadendo dal loro contesto fino a tradursi in messaggio. E così un jeans appeso, rappresenta la fine di un tempo nella vita (la giovinezza che lascia pazio alla più responsabile maturità), quattro scarpe (due maschili che cingono due femminili) diventano simbolo di una tenera unione edue scarponi da lavoro affiancati da matite colorate rappresentano l'arte nella “cultura del contadino”. E' stato lo stesso De Luca (che ha contribuito personalmente all'allestimento della mostra) a fare da “cicerone”, disponibile ed entusiasta, fra le sue opere, ascoltando con interesse i commenti dei numerosi visitatori accorsi cui ha spiegato le diverse fasi del suo lavoro creativo (evidenziando, tra l'altro, l'uso di un pregiatissimo cartoncino ricavato dal cotone che egli si fa portare direttamente dall'Inghilterra). “Tutto quello che io cerco di fare, da sempre” – ha amabilmente dichiarato ai presenti – “è riprodurre con precisione ogni cosa capace di colpire la mia immaginazione, contaminandone però l'essenza fino a potermici specchiare dentro. E' un inclinazione che mi accompagna sin da ragazzo ed è stata, così come lo è ancora adesso, uno strumento decisivo di decifrazione della realtà. Dipingere, come scolpire, è per me un bisogno ed un piacere assoluto.  ...
Il Domani 2007
Nicola de Luca, apprezzato artista di Torre di Ruggiero, è oggi considerato dalla critica uno dei principali ritrattisti della Calabria. I suoi ultimi lavori, dal 2003 ad oggi, sono realizzati semplicemente a matita ma, grazie ad un tratto deciso ed evidente, assumono una completa umanità. Il soggetto da lui prediletto è la figura femminile che, avvolta da mille suggestive sfumature ed ombre, risulta quanto mai viva, con occhi sempre pieni di luce e di sensualità che trasmettono all’osservatore grandi emozioni, come se volessero parlare o uscire dalla tela. L’artista, che adesso ha cinquantacinque anni, ha scoperto le sue doti pittoriche alle scuole medie, per questo gli insegnanti consigliarono ai genitori l’iscrizione ad un istituto artistico.
Qui Calabria 2007
Un viaggio che parte dai due artisti, attraversa le loro opere, esplora il senso dell’esistenza al femminile, e arriva al momento più difficile, quello del confronto con se stessi. Nicola De Luca e Lucio Diodati, due artisti diversi per formazione, metodologia d’esecuzione e provenienza, ma uniti da una raffinata ricerca poetica e da un comune rispetto per l'Arte. Il fare artistico di De Luca e Lucio Diodati  più che porsi sul terreno di un dibattito ideologico sulla riproduzione della realtà visibile, cerca il proprio fine e il proprio senso all'interno del quadro stesso, intendendo l'arte  come la trascrizione delle emozioni e delle riflessioni provate dall'artista di fronte alla Bellezza. Non un confronto tra opere distanti nell'espressione formale, bensì un percorso comune nel rispetto e nella passione  per l'Arte; non un linguaggio pittorico simile, ma comune ad entrambi il tema trattato e rappresentato in mostra:l'enigma della femminilità e di  tutto il mundus muliebris. In Nicola De Luca le notevoli capacità tecniche, il tratto morbido e deciso ed il gesto pazientemente calibrato ma vitale  vanno a coincidere con un’inestimabile sensibilità che sfocia in dolcezza graffiante dando a quei  disegni,  che da anni infaticabilmente produce, una forza espressiva che raggiunge quella della stessa pittura. Concepiti con una minuziosa attenzione  per il dettaglio, i disegni, ricchi di equilibrio formale, raffigurano accattivanti figure  femminili, avvolte nel silenzio, rigorosamente racchiuse in una contemporaneità eterna e permanente che ne svela sorprendenti percezioni di verità nascoste. Il suo è un volo notturno che si inoltra nei labirinti dell’essere. Le storie pittoriche di Lucio Diodati, costruite come una sorta di “divertissement” scenico, emergono con tutta la loro esuberante limpidezza, l'ispirazione poetica, le cromie calde ed avvolgenti. I personaggi femminili, che Diodati  elegge a protagoniste delle sue storie, sono colti con una vivacità  di gesti e di atteggiamenti, che arrivano alla posa bizzarra ed  alla espressione ironica, quasi caricaturale, che accentua il carattere  brioso e narrativo delle opere. Come in una fiaba dai mille colori, dai contorni di sogno, ma legata da saldi fili al reale, lo sguardo si perde in un microcosmo intriso di colori.
Francesca Londino 2007
Si chiama “In mostra” la rassegna di arte contemporanea che, organizzata dall'Associazione Culturale Olivadese, debutterà oggi. ...  A Nicola De Luca il compito quest'oggi di dare il via a “In mostra”. ... Volti femminili per scavare nell'interiorità umana: questo è il soggetto scelto da Nicola De Luca, artista calabrese che vive ed opera a Torre di  Ruggiero, per una serie di disegni, dai toni intimisti, che saranno protagonisti della mostra.
“Istantanee dell'anima” è il titolo della sua esposizione che permetterà al visitatore un viaggio virtuale nell'universo femminile . “In De Luca – si legge in una delle biografie dell'artista curata da Francesca Londino – le notevoli capacità tecniche, il tratto morbido e deciso ed il gesto pazientemente calibrato ma vitale vanno a coincidere con un'inestimabile sensibilità che sfocia in dolcezza graffiante dando a quei disegni, che da anni infaticabilmente produce, una forza espressiva che raggiunge quella della stessa pittura. La matita su carta, o meglio su cartoncino di cotone, è il mezzo espressivo che De Luca predilige”. ...
Il Domani  2007
Candide, nella loro voluttuosità, eteree, ma dolcemente presenti le soavi creature di Nicola De Luca, hanno un’anima che si muove leggera, leggera nello spazio, come colei che amorevole in punta di piedi si assicura che un bimbo dorma. Hanno nomi dal richiamo mitologico. Sono innocenti fanciulle, che pudiche nella loro nudità, si volgono a chi le osserva con la semplicità di un fiore che schiude i suoi petali, ancora intrisi di rugiada, ai primi tiepidi raggi di sole di un’alba repentina. Hanno lineamenti gentili e colli sottili e graziosi. Hanno volti dagli occhi sinceri, che vorrebbero dar voce alla loro bocca socchiusa e sussurrare parole. Incarnano la bellezza dei sogni e loro stesse si destano, ancora magicamente sospese tra ideale e realtà, per lasciarsi ammirare. Talvolta si mostrano ormai donne e nel loro sguardo dignitoso e umile c’è tutto un universo di sentimenti sondati. Contemplano interrogative, si soffermano dubbiose, se non sono intente a rincorrere pensieri, che chissà se qualcuno afferrerà mai? Così le donne di De Luca, tra carezze di luce e tocchi di matita si rivelano al mondo, riprodotte con un’analicità minuziosa, scrupolosa, scultorea, in un continuo e   affettuoso dialogo tra l’autore e l’opera, frutto di una lunga e sapiente ricerca tra le tecniche espressive della pittura e dell’immagine. E sì, perché l’architetto di Torre di Ruggiero, in provincia di Catanzaro, prima del suo felice e proficuo approdo al suo angolo di Olimpo, popolato di puree ninfe e pensose muse, si è dedicato per anni alla scoperta dei segreti della fotografia, prima  in bianco e nero, poi a colori, ha voluto fare propria l’emozione di plasmare con le sue dita l’argilla nella scultura ed ha voluto muoversi tra i meandri di varie tecniche pittoriche. Percorsi di un estro creativo manifestato sin da giovanissimo, tra i banchi delle medie. Da qui l’ingresso al liceo artistico di Reggio Calabria. E a Napoli, città fervente di stimoli, che ben ha appagato la sua voglia di sperimentazione, racconta De Luca, la Facoltà di Architettura, senza mai abbandonare il primo amore, per il disegno. Dunque il ritorno alla cittadina d’origine, per trarre linfa dalle proprie radici. Lì, dove De Luca oggi vive e risiede, portando avanti la sua attività professionale e dando forma ad aggraziate e leggiadre visioni.
Euroarte 2007
Le opere di De Luca, nutrite dal dualismo luce tenebre, lasciano apparire e dissolvere le immagini, che assumono così la valenza alchemica di visioni e di simboli. Si tratta di donne, di dettagli del corpo, di cose e di immagini che prendono forma da uno sfondo oscuro e indistinto. Da alcuni anni, il disegno su carta è il linguaggio privilegiato dell'artista calabrese, che cattura particolari del volto e della figura infondendo una carica emotiva sorprendente. Dai piani anneriti sbocciano preziose  ed affascinanti figure, come una luna che emerge dalla quiete di un tramonto, quasi sempre femminili, rivelate da  un tratto deciso e sempre nello stesso verso come se fosse depositato dal vento. I numerosi volti femminili esprimono bellezze e armonia di forme semplici e comuni, raggiungibili nell'arte come nella vita. Gli occhi sono come delle finestre quasi sempre aperte per lasciar penetrare l'osservatore nell'intimo più profondo e misterioso: l'anima.
Il Quotidiano della Calabria 2007
L'Associazione culturale Olivadese, nell'ambito nell'ambito delle attività 2007, ha organizzato una rassegna d'arte contemporanea dal titolo “In mostra”... Aprirà la rassegna l'artista torrese Nicola De Luca, da domani a domenica 13, l'inaugurazione è prevista per le ore 17. Volti femminili per scvare nell'interiorità umana: questo il soggetto scelto da Nicola De Luca, “Istantanee dell'anima” (titolo dell'esposizione), permetterà al visitatore, un viaggio virtuale nell'universo femminile, laddove si  nasconde il senso profondo dell'essere. “ In De Luca – scive il critico e curatrice d'arte, Francesca Londino- le notevoli capacità tecniche, il tretto morbido e deciso e, il gesto pazientemente calibrato ma vitale, vanno ad incidere con un'estimabile sensibilità che, sfocia in dolcezza graffiante dando a quei disegni, che da anni pazientemente produce, una forza espressiva che raggiunge quella della stessa pittura. La matita su carta, o meglio su cartoncino di cotone, è il mezzo espressivo che De Luca predilige. Concepiti con una minuziosa attenzione per il dettaglio, i suoi disegni quasi sempre in bianco e nero, raffigurano volti di donna contemplativi, riflessivi, che rimandando a significati alti, ci conducono ad un livello tutt'altro che fisico. All'artista interessa indagare le recondite pulsioni del loro io. Quelle di De Luca sono figure femminili terrene e materne, ma allo stesso tempo evenescenti ed irraggiungibili, severe ed austere come Korai greche ma, familiari e rassicuranti come donne comuni”.
La Gazzetta del Sud 2007
“La matita tra le sue dita, ha l'effetto dei colpi di uno scalpellino nelle mani d'un autore che rapito dall'estro creativo, plasma la materia, smussa gli angoli, leviga la superficie, evidenzia i particolari, conferisce profondità, immerso in un lavoro minuzioso e incessante, che non si placa se non arriva a liberare e rendere viva la visione che la sua mente ha concepito, quell'attimo d'infinito che i suoi occhi hanno catturato, mentre la sua musa ispiratrice si mostra, come colta in movimento, voluttuosa, nella spontaneità di uno sguardo che rivela l'anima, senza svelarne il mistero. E' difficile descrivere con parole, ciò che i disegni del torrese Nicola De Luca, architetto e anche scultore, riescono a trasmettere, a rievocare, a nascondere. Com'è difficile spiegare la forza di un volto, di qualcuno che ci comunica ad un tratto, senza parlare. Sensazioni imprecisate si intrecciano ed evolvono, obbligando a soffermarci per un attimo a cercare di capire. Così, quasi eterei per il loro candore, per l'espressività che incanta, ma analitici, presenti, per la precisione dei particolari prodotti, dalla morbidezza della pelle alla flessuosità dei capelli, i volti delle donne dai nomi mitologici che De Luca “racconta” da una vita, vanno oltre il comune ritratto  ...”
Maria Patrizia Sanzo su Calabria7 2006
"Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell'animo: altrimenti la tua arte non sarà laudabile". Questa preziosa annotazione, registrata da Leonardo nel suo Trattato della Pittura, esprime il motivo conduttore del linguaggio estetico di Nicola De Luca, artista calabrese di grande raffinatezza figurativa che coltiva con pari impegno le attività di architetto, fotografo, pittore e scultore. Pur avendo un talento eclettico che gli permette di spaziare con gran disinvoltura tra svariate tecniche artistiche, per dare forma al proprio sentire d'artista ha scelto come medium il disegno, perché più consono alle sue capacità espressive e più adatto ai contenuti da trasmettere. Nelle sue opere, nate da una approfondita analisi della tradizionale cultura figurativa di matrice classica e dalla conoscenza del moderno mezzo fotografico, taglio fotografico, matita e contemporaneità si fondono in un'inscindibile ed irripetibile "unicum". Attraverso una straordinaria integrazione dell'eredità precedente con gli elementi che ogni artista veramente autentico scopre dentro di sé, i disegni di De Luca, che non soffrono i limiti né di un passatismo di maniera, né di un preteso, stanco «iperrealismo», ci appaiono come meravigliosi esercizi di stile che rasserenano lo sguardo e scuotono l'anima. In questi ultimi anni De Luca ha indirizzato la sua ricerca artistica sulla figura femminile, puntando la sua attenzione principalmente sul volto. Questa indagine sulla fisiognomica lo ha portato alla rappresentazione di primi piani stretti su volti femminili densi di espressività. Volti dominati dal pensiero e dall'attesa, stagliati sullo sfondo di un notturno continuo ed immersi in atmosfere di malinconico incanto, che si fissano nel ricordo di chi li osserva come vere e proprie installazioni nella memoria. Volti che si concretizzano tramite una minuziosa esattezza compositiva fondata sulla corporeità dei sensi e l'impenetrabile mistero in cui sembrano perdersi. Chissà a chi rivolgono la loro enigmatica ed impenetrabile sensualità. Attraverso il suo stile rigoroso ed essenziale e la cura lenticolare dei particolari, De Luca riversa nella nostra anima la potente inquietudine della bellezza. Pervasi da una particolare leggerezza, che dissimula alla perfezione gli sforzi compiuti per produrli, questi volti diventano, così, non solo protagonisti assoluti delle sue tele ma anche aperture nello spazio e nel tempo che, come le onde sonore di un' eco riverberante, attraversano l'ambiente e lo plasmano modificando tutto ciò che lo circonda. Ciò che soprattutto colpisce in queste opere è la struggente armonia, l'eterea fisicità ed il candore quasi voluttuoso, elementi sapientemente amalgamati nella loro complessa ed apparente discordanza, vivificati nelle immagini da un'eccezionale forza rappresentativa. De Luca è un paziente tessitore di sogni che pur cimentandosi con un soggetto iconografico largamente raffigurato nel corso della storia dell'Arte, riesce non solo a trasfondervi fino in fondo un'intima complessità, ma anche ad eseguire un prodotto artistico che non ha nessun timore di essere catalogato nel capitolo. E' un artista che cattura la bellezza imprevista, quella che c'è nella donna comune ma al tempo stesso unica, pronto a cogliere, nel modo più icastico e pregnante, il gesto che ne svela il mistero. Sapientemente incastonate sulle tele, dalla memoria inconscia dell'artista, le visioni femminili di De Luca non hanno nessuna connessione con il termine ritratto. Anzi! Si pongono, piuttosto, come risultanti di una concezione della figura umana che si potrebbe definire antropocentrica. Di qui la rappresentazione del volto come conseguenza visibile dei moti dell'animo, la forma in funzione dell'esplicitazione dell'interiorità che in queste opere scaturisce ed erompe in forme di chiara icasticità classica, non avulse dall'influenza dalla linea dolce della Nuova Figurazione e da ascendenze stilistico-culturali caravaggesche. Nelle opere di De Luca la donna viene presentata come simbolo in sé di grazia e bellezza per essere successivamente indagata nei suoi intimi e sfuggenti meccanismi psicologici, ed infine sublimata ed idealizzata. Lo sbalorditivo e seducente effetto d'insieme, amplificato dalla sapienza tecnica, conduce lo spettatore da una realtà quotidiana ad un regno estetico popolato da muse dove il magico momento della contemplazione viene prolungato nel tempo. Come in un processo alchemico che va al di là di ogni alchimia, le donne di De Luca si presentano come dotate di una raffinata purezza talmente candida d'apparire misteriosa e di una semplicità talmente onesta d'apparire inafferrabile. L'aspetto più sorprendente di questi volti femminili è che non cedono mai la propria identità all'imitazione, ad una fittizia recitazione di se stessi, ma conservano la chiarezza con cui si sono rivelati al loro artefice. Essi posseggono la straordinaria proprietà di renderci testimoni delle scoperte dell'artista, perché il gesto che li ha sottratti al Vuoto e li ha posti in essere non li ha mai traditi. Per quest'abile cesellatore di anime, che non ha nessuna pretesa né desiderio di stupire con il virtuosismo tecnico, la pittura ed il disegno diventano preziosi strumenti analitici per indagare, scandagliare ed interpretare, attraverso il volto, le forme e le espressioni, il senso profondo dell'esistenza.  In questo contesto, ogni ritratto rappresenta un varco verso l'infinito. Viene spontaneo citar l'illustre filosofo Emmanuel Lèvinas che in un suo saggio del 1961 scriveva: "La Parola dell'Infinito è udibile dal volto dell'altro". Parole rivelatrici che ci aiutano a comprendere, ancor più a fondo la poetica di un artista innamorato della perfezione e della leggerezza.
Francesca Londino 2006
“ Le figure femminili che incontriamo nei lavori di De Luca, oltre a mostrarci come il disegno non abbia assolutamente nulla da invidiare alla pittura, vengono sublimate nella posa statuaria. Sono Sono figure che emergono dall'oscurità dello sfondo in modo quasi caravaggesco; la loro nudità è la sottile espressione di una condizione di isolamento e di purezza, una dimensione che conduce conduce all'anima, già lontana da ogni legame con il corpo. Sono corpi mescolati sapientemente alla tecnica che dialogano con i loro alter ego usciti non dal seno della natura, ma della matita.” Francesca Londino 2006
Nicola De Luca, per la perfezione virtuosistica nello studio della figura si può definire “semplicemente” un grande. … Michelangelo, diceva Charles Baudelaire, è stato l’unico ad aver avuto in misura suprema “l’immaginazione” del disegno senza essere colorista. Questa arte è più difficile, in quanto più ambiziosa; si deve saper distendere, ad esempio, intorno ad un volto, a colpi di matita, i morbidi vapori chiaroscurali di un’atmosfera per far emergere profondità e volume rispetto allo spazio che lo stesso volto occupa. Ed inoltre il contorno del viso, i segni mobili di una fronte adolescente sotto un manto di capelli, la carnosità delle labbra, tutto ciò il De Luca li sa esprimere con cura e maestria. Qui “l’immaginazione” ha una parte più alta: la figura è più chiaramente espressa dalla matita che non da un pennello duttile o dovizioso di un colorista. De Luca, a mio avviso, può definirsi un maestro dell’arte “Colta” e “Anacronistica” (i due movimenti teorizzati da Maurizio Calvesi e Italo Mussa) perché le sue opere come Eos, Dione, Giunturna, Venere, ecc., rappresentano la cultura classica (mitologia greca e romana) e l’anacronismo, anche se nella modernità simile ad Omar Galliani, perché sono cose di altri tempi.
Rosario Amoroso 2006
De Luca è un paziente tessitore di sogni che pur cimentandosi con un soggetto iconografico largamente raffigurato nel corso della storia dell'Arte, riesce non solo a trasfondervi fino in fondo un'intima complessità, ma anche ad eseguire un prodotto artistico che non ha nessun timore di essere catalogato nel capitolo. E' un artista che cattura la bellezza imprevista, quella che c’è nella donna comune ma al tempo stesso unica, pronto a cogliere, nel modo più icastico e pregnante, il gesto che ne svela il mistero. Sapientemente incastonate sulle tele, dalla memoria inconscia dell'artista, le visioni femminili di De Luca non hanno nessuna connessione con il termine ritratto. Anzi! Si pongono, piuttosto, come risultanti di una concezione della figura umana che si potrebbe definire antropocentrica. Di qui la rappresentazione del volto  come conseguenza visibile dei moti dell'animo, la forma in funzione dell'esplicitazione dell'interiorità che in queste opere scaturisce ed irrompe  in forme di chiara icasticità classica, non avulse dall'influenza dalla linea dolce della Nuova Figurazione e da ascendenze stilistico-culturali caravaggesche. Nelle opere di De Luca la donna viene presentata come simbolo in sé di grazia e bellezza per essere successivamente indagata nei suoi intimi e sfuggenti meccanismi psicologici, ed infine sublimata ed idealizzata. Lo sbalorditivo e seducente effetto d’insieme, amplificato dalla sapienza tecnica, conduce lo spettatore da una realtà quotidiana ad un regno estetico popolato da muse dove il magico momento della contemplazione viene prolungato nel tempo. Come in un processo alchemico che va al di là di ogni alchimia, le donne di De Luca si presentano come dotate di una raffinata purezza talmente candida d'apparire misteriosa e di una semplicità talmente onesta d'apparire inafferrabile. L’aspetto più sorprendente di questi volti femminili è che  non cedono mai la propria identità all'imitazione, ad una fittizia recitazione di se stessi, ma conservano la chiarezza con cui si sono rivelati al loro artefice.  Essi posseggono la straordinaria proprietà di renderci testimoni delle scoperte dell’artista, perché il gesto che li ha sottratti al Vuoto e li ha posti in essere  non li ha mai traditi. Per quest'abile cesellatore di anime, che non ha nessuna pretesa né desiderio di stupire con il virtuosismo tecnico, la pittura ed il disegno diventano preziosi strumenti analitici per indagare, scandagliare ed interpretare, attraverso il volto, le forme e le espressioni, il senso profondo dell’esistenza. In questo contesto, ogni figura rappresenta un varco verso l’infinito. Viene spontaneo citare l'illustre filosofo Emmanuel Lèvinas che in un suo saggio del 1961 scriveva: "La Parola dell'Infinito è udibile dal volto dell'altro".  Parole rivelatrici che ci aiutano a comprendere, ancor più a fondo la poetica di De Luca. Potrei ancora scrivere a lungo ma lascio agli amanti dell’arte il piacere di scoprire le opere di uno dei più abili artisti contemporanei  che vanno emergendo nel campo della pittura e del disegno figurativo.
Francesca Londino 2006
“... Sguardi penetranti, immensi e diretti. Visi candidi, mutevoli e trasparenti. Corpi sinuosi, perfetti e con una femminilità pura e semplice a dir poco reale. Questa è l'arte di Nicola De Luca, che direttamente da Torre di Ruggiero propone non un normale dipinto, ma un modo particolare di guardare alla femminilità apportando un gusto artistico di alta qualità, per mezzo di elementi come il taglio fotografico e la matita. La sua donna è semplice. Non possiede alcun oggetto antico o moderno che la possa contraddistinguere. E' una figura senza età, capace solo con le espressioni di trasmettere passioni, istinti e ammirazione. La donna di De Luca si fa ammirare, non per la bellezza, bensì per il suo sguardo o per gli atteggiamenti non così distinti dalla realtà. Sarà la sensualità dei corpi o solo l'intensità dei visi, a rendere opere come Venere, Dione, Eos, Giuturna e tante altre capolavori che si ha il dovere di scoprire al più presto...” Il Domani 2006
“.........Nelle opere del De Luca, la donna viene rappresentata come simbolo in se di grazia e bellezza per essere successivamente indagata nei suoi intimi e sfuggenti meccanismi psicologici ed infine sublimata ed idealizzata. Lo sbalorditivo e seducente effetto d'insieme, amplificato dalla sapienza tecnica, conduce lo spettatore da una realtà quotidiana, ad un regno estetico popolato da muse dove il magico momento della contemplazione viene prolungato nel tempo.”
Il Quotidiano della Calabria 2006
“Attraverso l'introspezione del ritratto ed offrendo una dimostrazione esemplare della sua straordinaria perizia tecnica, Nicola De Luca, ........ si confronta coi diversi volti di donna che ritrae cercando di carpirne il mistero. ......... pur essendo un talento eclettico, ha scelto il disegno per esprimersi, in quanto più consono alle sue capacità espressive e più adatto ai contenuti da trasmettere.”
Il Quotidiano della Calabria 2006
dall'impianto narrativo della fotografia nella nella sua accezione squisitamente monocromatica: il chiaroscuro, reso ancora più convincente dal magistrale e perfetto uso della matita, vive infatti, attraverso la forza espressiva di volti e corpi femminili, sui passaggi dal buio alla luce bianca, con la morbidezza della scala intermedia dei grigi ...”
Quotidiano di Calabria 2005
“... Non è facile incontrare un vero artista, ancora più difficile parlarne. Me ne sono accorto quando ho conosciuto Nicola de Luca, classe 1953, che lavora ed opera in un borgo fra le serre calabresi: Torre di Ruggiero. Formatosi al liceo artistico di Reggio Calabria - allievo del maestro Leo Pellicanò - De Luca si è, poi, laureato in architettura, non interrompendo una fervida ricerca che l’ha portato tra le tecniche pittoriche rinascimentali. Ha così preso piede la figura dell’artista a tutto tondo che, con creatività, investe quanto lo circonda. Case, mobili, arredi, decori. Disegni analitici, tagli e vedute in movimento. Indumenti, oggetti, frammenti di figure. Un viso si gira repentino e De Luca, con realismo analitico, coglie la pelle vellutata e i capelli in movimento. Figure di donne, qualche paesaggio, pochissime nature morte. La sua è un'opera di scavo, dove la matita, la penna biro, il pennello, diventano macchina fotografica, per portare alla luce l’identità profonda, l’anima.”
Quotidiano della Calabria 2001

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