Nicola De Luca

nicola de luca
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TESSITORE DI SOGNI
"Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell'animo: altrimenti la tua arte non sarà laudabile". Questa preziosa annotazione, registrata da Leonardo nel suo Trattato della Pittura, esprime il motivo conduttore del linguaggio estetico di Nicola De Luca, artista calabrese di grande raffinatezza figurativa che coltiva con pari impegno le attività di architetto, fotografo, pittore e scultore. Pur avendo un talento eclettico che gli permette di spaziare con gran disinvoltura tra svariate tecniche artistiche, per dare forma al proprio sentire d'artista ha scelto come medium il disegno, perché più consono alle sue capacità espressive e più adatto ai contenuti da trasmettere. Nelle sue opere, nate da una approfondita analisi della tradizionale cultura figurativa di matrice classica e dalla conoscenza del moderno mezzo fotografico, taglio fotografico, matita e contemporaneità si fondono in un'inscindibile ed irripetibile "unicum". Attraverso una straordinaria integrazione dell'eredità precedente con gli elementi che ogni artista veramente autentico scopre dentro di sé, i disegni di De Luca, che non soffrono i limiti né di un passatismo di maniera, né di un preteso, stanco «iperrealismo», ci appaiono come meravigliosi esercizi di stile che rasserenano lo sguardo e scuotono l'anima. In questi ultimi anni De Luca ha indirizzato la sua ricerca artistica sulla figura femminile, puntando la sua attenzione principalmente sul volto. Questa indagine sulla fisiognomica lo ha portato alla rappresentazione di primi piani stretti su volti femminili densi di espressività. Volti dominati dal pensiero e dall'attesa, stagliati sullo sfondo di un notturno continuo ed immersi in atmosfere di malinconico incanto, che si fissano nel ricordo di chi li osserva come vere e proprie installazioni nella memoria. Volti che si concretizzano tramite una minuziosa esattezza compositiva fondata sulla corporeità dei sensi e l'impenetrabile mistero in cui sembrano perdersi. Chissà a chi rivolgono la loro enigmatica ed impenetrabile sensualità. Attraverso il suo stile rigoroso ed essenziale e la cura lenticolare dei particolari, De Luca riversa nella nostra anima la potente inquietudine della bellezza. Pervasi da una particolare leggerezza, che dissimula alla perfezione gli sforzi compiuti per produrli, questi volti diventano, così, non solo protagonisti assoluti delle sue tele ma anche aperture nello spazio e nel tempo che, come le onde sonore di un'eco riverberante, attraversano l'ambiente e lo plasmano modificando tutto ciò che lo circonda. Ciò che soprattutto colpisce in queste opere è la struggente armonia, l'eterea fisicità ed il candore quasi voluttuoso, elementi sapientemente amalgamati nella loro complessa ed apparente discordanza, vivificati nelle immagini da un'eccezionale forza rappresentativa. De Luca è un paziente tessitore di sogni che pur cimentandosi con un soggetto iconografico largamente raffigurato nel corso della storia dell'Arte, riesce non solo a trasfondervi fino in fondo un'intima complessità, ma anche ad eseguire un prodotto artistico che non ha nessun timore di essere catalogato nel capitolo. È un artista che cattura la bellezza imprevista, quella che c'è nella donna comune ma al tempo stesso unica, pronto a cogliere, nel modo più icastico e pregnante, il gesto che ne svela il mistero. Sapientemente incastonate sulle tele, dalla memoria inconscia dell'artista, le visioni femminili di De Luca non hanno nessuna connessione con il termine ritratto. Anzi! Si pongono, piuttosto, come risultanti di una concezione della figura umana che si potrebbe definire antropocentrica. Di qui la rappresentazione del volto come conseguenza visibile dei moti dell'animo, la forma in funzione dell'esplicitazione dell'interiorità che in queste opere scaturisce ed erompe in forme di chiara icasticità classica, non avulse dall'influenza dalla linea dolce della Nuova Figurazione e da ascendenze stilistico-culturali caravaggesche. Nelle opere di De Luca la donna viene presentata come simbolo in sé di grazia e bellezza per essere successivamente indagata nei suoi intimi e sfuggenti meccanismi psicologici, ed infine sublimata ed idealizzata. Lo sbalorditivo e seducente effetto d'insieme, amplificato dalla sapienza tecnica, conduce lo spettatore da una realtà quotidiana ad un regno estetico popolato da muse dove il magico momento della contemplazione viene prolungato nel tempo. Come in un processo alchemico che va al di là di ogni alchimia, le donne di De Luca si presentano come dotate di una raffinata purezza talmente candida d'apparire misteriosa e di una semplicità talmente onesta d'apparire inafferrabile. L'aspetto più sorprendente di questi volti femminili è che non cedono mai la propria identità all'imitazione, ad una fittizia recitazione di sé stessi, ma conservano la chiarezza con cui si sono rivelati al loro artefice. Essi posseggono la straordinaria proprietà di renderci testimoni delle scoperte dell'artista, poiché il gesto che li ha sottratti al vuoto e li ha posti in essere non li ha mai traditi. Per quest'abile cesellatore di anime, che non ha nessuna pretesa né desiderio di stupire con il virtuosismo tecnico, la pittura ed il disegno diventano preziosi strumenti analitici per indagare, scandagliare ed interpretare, attraverso il volto, le forme e le espressioni, il senso profondo dell'esistenza. In questo contesto, ogni ritratto rappresenta un varco verso l'infinito. Viene spontaneo citar l'illustre filosofo Emmanuel Lévinas che in un suo saggio del 1961 scriveva: "La parola dell'infinito è udibile dal volto dell'altro". Parole rivelatrici che ci aiutano a comprendere, ancor più a fondo la poetica di un artista innamorato della perfezione e della leggerezza. Francesca Londino

LA BELLEZZA DI UN CRUDO REALISMO
L'opera di Nicola De Luca accomuna la mente a una camera oscura in cui quasi gradatamente viene alla luce un negativo fotografico concentrato in uno spazio, fisico e mentale. L'immagine perciò è bloccata, irrigidita nell'istantanea che la fissa e ne coglie un aspetto, per così dire in divenire, che muterà non appena la luce o il processo aurorale le cambierà i connotati. Ma adesso è fissata nell'hic et nunc e non c'è nulla da aggiungere, tranne che la bellezza di un crudo realismo che buca e spiega il puro impatto di un'immagine che trapassa persino la retina di chi la guarda. Giuria Biennale San Demetrio Corone 2007

EMOZIONI IN PUNTA DI MATITA
La qualità principale dei disegni di Nicola De Luca, artista calabrese, è la precisione incondizionata della realtà, eccezionalmente riprodotta nella dimensione estetica in tutti i particolari. Nei disegni si vede subito la sua bravura, è dotato di indubbio talento, ci presenta un disegno accurato nel chiaro scuro e nella profondità e plasticità dei soggetti ritratti. Nicola De Luca da un volto, un'impronta, riesce a manifestarci gli intimi rivolgimenti della sua personalità, facendo riemergere come termine di confronto, il mondo ideale dell'essere. Le presenze di donne ritratte in primo piano composte e malinconiche, sono motivi ricorrenti nelle opere di questo artista, elementi in cui si riflettono i sentimenti interiori; egli media sulle cose e sugli eventi del tempo in cui vive e li sintetizza nelle forme a lui congeniali. Uno stile raffinato, una sicurezza nel tratto, sono i riferimenti essenziali della sua espressione artistica, che spazia nel mondo delle vibrazioni dell'animo e porge l'attenzione ai più puri valori, introducendoci così negli spazi infiniti della poesia. Raffaele De Salvatore

RICERCA DELLA IDENTITÀ E UN ITINERARIO PIÙ IN PROFONDITÀ
I poeti come Nicola De Luca svegliano in noi dei mondi che improvvisamente ci ricordiamo di possedere come nostre origini, ma che in realtà sono dei futuri anteriori creati dall'attualità come anteriori, come origini. La figura femminile: composta e formale nei disegni accademici; vigorosa e rodiniana o delicatamente sensuale nelle opere della ricerca; talvolta lapidaria e raccolta in un equilibrio di linee e di colore dove fa emergere una malinconia soffocante come impietoso raggio di sole cocente evapora dalla terra riarsa l'ultima stilla di vita. Si intravede in Nicola una pittura fisica e spirituale perennemente mossa da uno spirito, da un’anima, che qui “prende vita”. La malinconia si espande, fagocita i pensieri, ne fa sopravvivere uno, uno soltanto, che diventa pensiero predominante e morsa inconfessata. La pittura diviene cosi’ “Il ritratto interiore”, in una versione completamente nuova, alla ricerca della persona contrapposta al personaggio. Sarebbe molto più facile se la natura ci concedesse di dimenticare, di vivere tante vite ricominciando sempre. Invece ogni esperienza diventa parte integrante della nostra vita e ci compone. Siamo fatti di passato e tendiamo al futuro. Eppure esiste solo il presente che ci sfugge. Sono questi “ricordi” i veri soggetti dei quadri. Ciò che nell'opera di Nicola sembra avere un tono è il gusto di raccontare con l'attenzione di un consumato cronista la dignitosa umanità delle sue figure e dei suoi oggetti quotidiani, umanità che nelle figure sa interpretare con poetica sensibilità in un vasto repertorio di temi. Il linguaggio pittorico maturandosi sulla non sopita matrice di revisionismo del “realismo”, si accalora e s'impenna cromaticamente per illustrare gli aspetti di una cultura schietta e istintiva e per tradurli con timbri fortemente emotivi. Sono figure ed oggetti che riesce a fermare - soprattutto nei disegni a matita, utilizzata per “incidere” la carta bianca, - gesti, espressioni nell’atmosfera calda che aleggia dove si sente il respiro, in una pienezza di vita. Opere fresche e liriche vibranti e cariche di luce i ritratti di donne nascoste e ben custodite nella sua anima che scopre, solo in parte per renderle visibili agli altri, conservando per sé il ricordo, forse di amori passati o ancora presenti misurati nella luce del meriggio. L’elemento di maggior interesse in questo senso viene dalle considerazioni a proposito del rapporto tra soggetto e linguaggio, tra i diversi aspetti dell’alfabeto, della grammatica e della sintassi visive che ogni artista elabora per esprimere la propria narrazione del mondo. "Ho sempre considerato il disegno come l'artiglieria e la scultura come la fanteria. Il disegno prepara alla concretezza delle idee". Così scriveva Giuseppe Mazzullo in occasione di una sua mostra. Per Nicola scultore di anime sognanti e di segreti impenetrabili, il disegno e la matita rappresentano il mezzo per scavare nell’io, sincresi e eidon di un mondo di immagini: è un deposito della memoria, un engramma, derivato dalla condensazione di innumerevoli esperienze subconscie dell’artista. L’orizzonte poetico di Nicola, inoltre, appare sull’orlo di due voragini, quella del dedalo esterno (o mondo), quella del dedalo interno (o io). Esiste una soglia invisibile, ma dura, tra noi e l’opera, oltre cui regna il silenzio. L’opera per come si manifesta ai nostri sensi è un’entità che non può mai del tutto rientrare nell’ordine del dicibile: presenta uno sfondo di radicale estraneità da tutto ciò che la conoscenza razionale, e quindi il linguaggio, accoglie nel proprio regno. È un limite netto contro cui l’interpretazione si infrange. Freud, che portò l’ermeneutica della mente ben al di là di ogni immaginabile confine, a proposito dei sogni tuttavia diceva: calmiamo le nostre ansie di conquista, non tutto dell’inconscio può ridursi a ragione, in ogni sogno c’è una zona opaca, un ombelico oscuro, su cui ogni disvelamento scivola e non ha appigli. Il senso ultimo dell’opera è pertanto custodito nel suo insondabile enigma. Nicola non ritrae volti ma il cuore delle sue modelle ed è proprio nel cuore che avviene il punto di scambio dinamico tra l'aria e il sangue. Francesco Suraci

NICOLA DE LUCA, FAVOLA E PATHOS
Lo svolgimento tecnico e fantastico di un'opera d'arte inizia sempre dal disegno, che è la matrice preziosa della ricerca creativa e la premessa di una realtà che da essa si srotola per incidere nella validità dell'immaginazione e del conclusivo significato dell'espressione. Nicola De Luca ha fatto del disegno e dell'impiego dell'immagine il suo sistema artistico di vita. Egli inizia con l'esame dello spazio, trova i contenuti, le entità e misure poetiche, ambienta i propri termini di artisticità e di relazione con il deserto del bianco. La lettura delle opere di questo artista è molto semplice, come semplice è il lavoro geniale che richiama alla storia psicologica dell'artista stesso, ad un interiore fantasticare, alla sua tecnica dei profili e di espressioni mai gestualizzate dalla violenza effusiva del colore, ma appuntate nella sottigliezza del segno palpitante, con una sua autonoma visività che farebbe invidia ai pittori realisti già affermati, dal Velasquez all'Annigoni. Nei disegni di De Luca tutto avviene in un incontro meditato e molteplice tra ispirazione e tecnica e sottolineature accentuative di espressione dosata e intensa, forma plasmata in organismo e intuizione, evidenza di sviluppo lessicale diretto e indiretto, acquisizione privilegiata di realtà (si che dipinga un volto che un paio di scarpe) quanto mai concreta, rigorosa se pur bizzarra e ricca di giochi plastici. Nei chiaroscuri questo poeta della pittura è alla ricerca di sottili luminescenze, di delicate oasi disegnative, dove emerge la sua sensibilità, che basa la sua qualità nel mestiere imparato dopo lunga pazienza e abilità tecnica, educata al gusto dell'immagine, al pudore del disegno che lascia alla memoria i suoi distinti intrecci e le superbe scansioni di ritmi segnici, i movimenti del lapis e della penna e le elaborazioni raffinate delle espressioni. Dal disegno di questo artista puro nasce il principio del conflitto estetico e la frequentazione pittorica, infine tutti i romanticismi e le ricerche, il commento ed ogni verità umana e del gusto, dove De Luca raggiunge una compiutezza d'immagine e un'ideazione lirica e tattile del proprio problema espressivo e grafico, da certosino del disegno e del chiaroscuro, impegnato da crismi emozionali della creatività, della contemplazione umile e limpida del segno e della sua effusiva e miniata linearità. Con l'arte di De Luca si sta tornando il “mestiere” dei tempi antichi, non perché sia solo geniale, ma perché con il suo metodo di lavoro riallaccia finalmente i contatti tra arte e pubblico (contatti che si erano perduti con le varie astrazioni) perché affronta con umiltà e competenza qualunque domanda gli venga rivolta dalla società in cui vive, perché conosce il suo mestiere, le tecniche e i mezzi più adatti a risolvere ogni problema pittorico. Operatori estetici come questo artista traducono la realtà e le risorse segrete, quello del profondo umano all'orlo di quel processo di evoluzione e di variazione del mito inesauribile che è il segno-disegno, con i suoi rischi e la innumerevole disponibilità in ogni epoca, le sue tensioni e la psicologia che il disegno stesso crea. Il disegno, quindi, quello frequentato da De Luca è un'opera d'arte in se stessa, storia evocativa e relazione filologica della realtà dell'abilità di molti maestri prima e dopo Giotto. Le opere di De Luca, fedeli alla tradizione figurativa e alla ritrattistica ricca di particolari, dallo stile morbido e fedele alla verità, tanto che difficilmente una fotografia potrebbe rendere giustizia ai soggetti delle sue immagini introspettiche si da far individuare il carattere e l'anima del soggetto stesso. Questo artista, per le atmosfere e le suggestioni che crea nelle sue opere si potrebbe definire un pittore romantico-espressionista, anche per essersi allontanato dalle discipline intellettualoidi delle cosiddette avanguardie per dar spazio all'espressione dei sentimenti individuali. Eraldo Di Vita

I SEGNI DELLA MATITA
Cosa di più semplice di una matita ed un foglio di carta? Nulla. Un'accoppiata che tutti conosciamo bene e che utilizziamo, anche se con fini e risultati diversi, fin dalla più tenera età. Sappiamo perfettamente che la matita, quando passa, lascia un segno sulla carta. Nessun segreto, tutto prevedibile e conosciuto. Però a volte succede di vedere un foglio di carta interamente coperto di segni che ci colpisce: mani di chi sa guidare la matita ed indirizzare i segni hanno prodotto un'opera. Tra coloro capaci di tanto sicuramente c'è Nicola De Luca. Dai suoi intensi chiaroscuri emergono, al tempo stesso potenti e delicate, figure dagli sguardi che pongono misteriosi interrogativi. Una sola parola può definirlo: bravissimo. Le sue sono opere che entrano dagli occhi ed arrivano nel profondo suscitando sentimento e non si dimenticano. Bruno Tavani

FILIGRANE DI MONOCROMI GRAFFITI
Nicola De Luca sceglie il riferimento tecnico e l'esecuzione in cui il forte senso visivo si affida a chiaroscurate tessiture e filigrane di monocromi graffiti che custodiscono nel gioco delle apparenze il divario netto tra ciò che è esteriorità e ciò che è intimistico pensiero. Giuseppe Livoti

LE DECLINAZIONI DEI TONI DI GRIGIO
Sapienza tecnica e indagine psicologica sono due elementi fondamentali per Nicola De Luca. Quello che ci cattura è il magnetismo che i soggetti emanano. Le sue donne ci sussurrano qualcosa, anche se sembrano non istaurare con lo spettatore nessun contatto. È la sensibilità nel trattare le declinazioni dei toni del grigio a rendere verità all’immagine, che tuttavia si astrae da connotazioni materiali. Miriam Giustizieri

OLTRE IL COMUNE RITRATTO
La matita tra le sue dita, ha l'effetto dei colpi di uno scalpellino nelle mani d'un autore che rapito dall'estro creativo, plasma la materia, smussa gli angoli, leviga la superficie, evidenzia i particolari, conferisce profondità, immerso in un lavoro minuzioso e incessante, che non si placa se non arriva a liberare e rendere viva la visione che la sua mente ha concepito, quell'attimo d'infinito che i suoi occhi hanno catturato, mentre la sua musa ispiratrice si mostra, come colta in movimento, voluttuosa, nella spontaneità di uno sguardo che rivela l'anima, senza svelarne il mistero. È difficile descrivere con parole, ciò che i disegni del torrese Nicola De Luca, architetto e anche scultore, riescono a trasmettere, a rievocare, a nascondere. Com'è difficile spiegare la forza di un volto, di qualcuno che ci comunica ad un tratto, senza parlare. Sensazioni imprecisate si intrecciano ed evolvono, obbligando a soffermarci per un attimo a cercare di capire. Così, quasi eterei per il loro candore, per l'espressività che incanta, ma analitici, presenti, per la precisione dei particolari prodotti, dalla morbidezza della pelle alla flessuosità dei capelli, i volti delle donne dai nomi mitologici che De Luca “racconta” da una vita, vanno oltre il comune ritratto. Maria Patrizia Sanzo































































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